Talvolta la realtà del Trasporto Pubblico Locale suggerisce un cambio di paradigma

    


    Il tema del Trasporto Pubblico Locale (TPL) rimane ancora oggi un tema controverso dove le posizioni pro-mercato rimangono senz'altro minoritarie e oggetto di interpretazioni non proprio oneste intellettualmente da parte dei suoi più radicali oppositori. Ad Ancona l'Unione Sindacale di Base (USB) annuncia uno sciopero regionale di 24 ore per mercoledi 23 Settembre per esprimere un forte dissenso contro la volontà della Regione Marche di affidare il TPL mediante gara, un'evenienza che precluderebbe in via definitiva la gestione totalmente pubblica tramite il modello in-house.

   Gli argomenti sollevati dalla rappresentanza sindacale contro un processo di apertura verso una soluzione di concorrenza "per il mercato" (dove l'ente territoriale di rappresentanza politica dei cittadini gioca un ruolo determinante nella definizione degli standard del servizio da rendere alla collettività) sono la presunta messa a rischio delle condizioni economiche e contrattuali con il relativo rischio di riduzione salari e peggioramento delle condizioni di lavoro. Il mantra degli oppositori alla liberalizzazione dei vari segmenti di cui si compone la mobilità locale fa leva sull'utilizzo massiccio dello slogan "no alla privatizzazione del TPL" come se si trattasse di un passaggio che inevitabilmente porta dal monopolista pubblico a quello privato che potrà cosi sfruttare la sua posizione di privilegio a detrimento della qualità del servizio e, più specificamente, a danno degli interessi del personale in forza presso l'azienda di trasporto.

    Non è sempre agevole cogliere i dati relativi agli indicatori di efficienza delle aziende di trasporto pubbliche, tuttavia, laddove la comparazione con corrispondenti imprese private sia favorevole a queste ultime è quantomeno opportuno chiedersi cosa sia meglio, la dispersione di risorse prelevate coattivamente presso i contribuenti, oppure, riconoscere un profitto ad un privato sotto il controllo delle autorità pubbliche? 

    Al di là delle specificità del caso marchigiano, la domanda di cui sopra non è superflua, soprattutto alla luce delle considerazioni emerse da un contributo recentemente pubblicato dell'Istituto Bruno Leoni (IBL) a firma Matteo Repetti che porta l'attenzione sulla crisi che attraversa la AMT di Genova in pieno dissesto finanziario. In relazione al caso ligure emergono con chiarezza gli interessi della collettività che ogni modalità di gestione dovrebbe garantire: servizi di qualità e costi sostenibili, a prescindere  dalla natura pubblica o privata del gestore.

    Come rilevato dal focus IBL, la componente di costo per il personale dell'AMT incide per il 59,6% sui costi di produzione, quasi dieci punti sopra l'incidenza media del personale di tutte le aziende di TPL italiane. Si tratta di una situazione che denota un costo del lavoro molto elevato, che potrebbe essere comune a tante realtà aziendali pubbliche e dipendere dal prevalere di  logiche politiche e clientelari nella gestione di tali organizzazioni con conseguente aggravio per la collettività che si dovrebbe evitare con una gestione realmente aderente a criteri manageriali.

    Alla luce di quanto precede è necessario guardare ai servizi di mobilità urbana secondo una prospettiva che dia finalmente spazio a modelli organizzativi diversi e basati sulla concorrenza come viene di fatto garantito in altre realtà quali quella svedese dove, a partire dalla fine degli anni ottanta del secolo scorso, è stata aperta la strada con esiti positivi a soluzioni di mercato. Non si vuole certo minimizzare la posizione di migliaia di autoferrotranvieri e gli interessi sedimentati dalla categoria, ma non si può certo chiudere gli occhi davanti alle gestioni in-house che si rivelano non all'altezza delle legittime aspettative della collettività e dell'utenza in generale in termini di servizi di qualità, innovazione e minore impatto sulle finanze pubbliche e sull'ambiente. Questo è, in estrema sintesi, il messaggio di chi ritiene che non si possa più far finta di non vedere il fallimento, i limiti e l'inadeguatezza delle imprese pubbliche quando tali elementi sono di tutta evidenza. Il mercato, anche nell'ambito del TPL, merità un'opportuntà. 

    

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